Viva la vida – Pino Cacucci

Buon compleanno immensa Frida.

Perché Frida era così: una bomba avvolta in nastri di seta. Ribelle in ogni suo gesto e sovversiva in ogni pensiero, convulsamente bella di una bellezza a molti incomprensibile, Frida dalla voce profonda e la risata dirompente, Frida dagli occhi perforanti, eternamente vivi, che non si sono mai chiusi, che sono rimasti fissi su di noi che la guardiamo negli autoritratti, perché, come ha dipinto sul suo diario poco prima di quel 13 luglio, “continuerò a scriverti con i miei occhi. Sempre”.

Un monologo in cui l’autore mette in scena l’animo immenso di una donna indefinibile, incomprensibile e inspiegabile. Chi è Frida Kalho? Pino Cacucci ha provato, con maestria, a farlo raccontare a Lei stessa: opera d’arte della sua stessa vita, e non solo per gli autoritratti. Una vita appassionata trascorsa ad ingannare e distrarre la Pelona, di beffarla, corteggiarla e – a tratti – scendere a patti con lei, per quel bisogno di sollievo definitivo. Una donna di ideali, fede e pittura che crede in una rivoluzione che sarà un pò come i figli che non ha mai avuto; abortiti. Ed è in questo punto che si percepisce tutto il dolore ed il coraggio a restare in vita piuttosto che abbandonarsi alla canaglia perchè la morte può essere crudele, ma solo la vita riesce ad essere così oscena, indegna e umiliante.

E l’amore con Diego Rivera?! Un amore tanto forte ed umiliante per qualsiasi donna, ma Frida lo ha vissuto, rivoluzionando anche se stessa, le convenzioni ed i propri sentimenti, alimentando certo il suo demone, quel demone di cui il padre – poco prima del matrimonio – parlò a Rivera che – semplicemente – rispose: lo so. E forse era questo il segreto del loro amore degno ed umiliante, forte e fragile, semplice e paradossale; conoscevano i rispettivi demoni e si amavano a scanso di ipocrisie e dettami. Una donna che ha imposto la sua decisione alla morte – c’era da aspettarselo – avrebbe imposto anche ai suoi amanti di non farsi portar via da Diego; Lei, con Diego e tutti i loro demoni, era al sicuro come si è al sicuro nell’autenticità. Come autentica è la riflessione politica:

Ecco, Diego, guarda: per questi qui, tu sei peggio di Hitler, Mussolini e Franco messi assieme! In Spagna ci si scanna, i Fascisti stanno facendo una carneficina, e loro considerano te il loro principale nemico al mondo! Come abbiamo fatto a diventare così? Io sono comunista: ma che accidenti vuol dire, essere comunista?

Una donna appassionata che non ha mai smesso di cercare se stessa e di porsi domande. Una donna costretta – per troppo tempo all’immobilità – che però impara l’arte del sognare e colorare anche le armature che la cingeranno, una donna che. – forse – è imprescindibile da quell’amore malsano…

L’unica certezza è che la vita non avrebbe senso, se smettessi di sognare. Ma a me che cosa resta di tanti sogni, di tutta la passione che ho messo nei miei ideali? E sono davvero miei, gli ideali, o mi illudo che lo siano solo perché oggi infiammano Diego, volubile e contraddittorio come solo lui sa essere, e domani, chissà… Se pur intossicata da quell’amore e sposata a quegli ideali, Frida non ha mai smesso di interrogare su stessa su tutto, non ha mai smesso di lottare, SOPRATTUTTO CONTRO Ciò CHE Più DESIDERAVA!

Una donna segnata da un incidente in cui la pelota canaglia avrebbe dovuto strapparla alla vita ma il suo urlo di dolore, l’aveva spaventata la morte, e la morte aveva continuato a ronzarle intorno lasciandola solo nei momenti in cui era stretta ad un’altra canaglia: Diego! Non è tutto qui; Frida ha deciso anche del momento della sua nascita; per tutta la vita sostenne di esser nata nel 1920, nonostante fosse nata il 6 luglio 1907, voleva a tutti i costi sancire di esser nata durante la rivoluzione, quando a combattere in prima persona c’erano le soldaderas alle quali Frida si ispirava da ragazzina scapestrata quale era.

Perchè leggere questo libro?

Perchè affondare nella personalità contorta di questa donna?

Per diritto di coerenza! Per dovere di coerenza!

Per un atto di fede e amore nei propri confronti: Frida, con le sue contraddizioni, i suoi dolori, i demoni, il sangue e le delusioni, è stata autentica, lo è stato anche il suo amore per Diego e con Diego. In un mondo fatto di ipocrisia e apparenza, bisognerebbe ricordarsi che le cose autentiche richiedono coraggio e dolore e che l’arte – come la donna – è frutto di questo processo e non s’improvvisa, si partorisce anche se non metti al mondo figli.

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