Storia di una bambola di pezza (del Sud) raccontata da lei stessa…

Siamo figlie di una generazione che ci ha insegnato a dire nun m’agg fatt niente ogni volta che siamo cadute.

Siamo volate tutte dalla finestra quando abbiamo provato ad imporci per i nostri sogni e siamo state tutte un po’ l’Amica Geniale di qualcuna, come qualcuna è stata Lenuccia per noi.

Siamo donne difficili, stracciate e rattoppate; come le bambole di pezza, e questo, chi è abituato a giocare con le Barbie, non lo può capire.

La differenza sostanziale tra una Barbie e una bambola di pezza, stà  nel punto di rottura; una Barbie, se si rompe, perde la sua bellezza, non la puoi aggiustare. Se incolli i pezzi, perde mobilità e non può più nemmeno fare quelle poche cose che faceva. Noi bambole di pezza sopravviviamo sempre. A noi ci strappano e ci rattoppano e stiamo sempre lì, con qualche punto in più, una doppia cucitura, una toppa nuova e la faccia sorridente di chi dice, per l'appunto,  nun m’agg fatt niente.

Tutto ci costa doppia fatica perché non viviamo nella casa della Barbie; noi viviamo in case in cui la tradizione ti si attacca addosso come l’odore di fritto la vigilia di Natale, e quella tradizione ti resta attaccata ai vestiti, se pur firmati, per tutta la vita. E non è questione di lavaggio, è questione di radici.

Noi veniamo da un mondo umido e disincantato, siamo quelle a cui i papà non hanno mai potuto raccontare una fiaba la sera, perché i papà hanno sempre lavorato dodici ore al giorno (e per gentile concessione di chi detiene lo scettro del potere e governa sulla fame). Siamo quelle le cui mamme hanno insegnato subito che i principi azzurri nun esistn ed è meglio si te truov nu buon guaglion, siamo quelle che erano sempre vestite un po’ peggio delle proprie amiche Barbie ma che avevano già in testa e nel cuore la cazzimma di chi non 'sarebbe finita così', perché io nun a facc sta fine!

Se nasci al Sud, e nasci bambola di pezza e non Barbie, ti devi fare un cuore duro che nemmeno un chirurgo lo riesce a penetrare.

Noi siamo quelle che in casa sanno fare tutto, siamo quelle che con la paghetta cercavano una vita migliore, siamo quelle che si sono cecate sui libri per vedere nuovi orizzonti, perché dentro a certi quartieri è come cercare il Principe Schiaccianoci nei quattro regni dei topi e sono topi che mozzicano; mozzicano dalla fame!

E così, un brutto giorno, ce ne andiamo, con la voglia e la convinzione di toglierci di dosso l’umidità, l’odore di fritto, gli occhi dell’inquisizione e la cattiveria di chi, vedendoti partire, ti dice tant te ne tuorn e tu, nella tua mente: no che nun me ne torn, manc mort.

Siamo quelle che pensano che fuori dal proprio quartiere il mondo sia zuccherato e glassato e la gente sia gentile e disposta ad aiutarti, per questo ci hanno fatto bambole di pezza; perché riuscissimo a rimetterci a posto dopo ogni strappo.

Strappo dopo strappo lo conosciamo il mondo, e ci rendiamo conto che è come le mele caramellate; scintillante, colorato, profumato, ma sotto lo strato colorato è semp e sul na mela.

Allora ci cuciamo un’altra toppa sul cuore e continuiamo a lottare perché abbiamo bisogno di un sogno, a noi manca proprio la magia iniziale della vita, così la dobbiamo coltivare quando cresciamo e lo facciamo con la folle convinzione di cambiare il mondo e renderlo un posto migliore; ci hanno fatto bambole di pezza apposta!

Una Barbie non lo può fare. Barbie rassetta casa mentre aspetta il suo Ken senza palle che torna a casa, Barbie ha i vestiti più belli ma non sa vestire i panni della donna, a Barbie hanno pagato gli studi quando noi dovevamo guadagnarci un posto a questo mondo ma Barbie, di tutti i libri costosi che lo sono passati per le mani, nun ha capit nu’cazz!

Più toppe ci cuciamo sul cuore e più forti diventiamo. Più forti diventiamo e meno il mondo ci fa paura. Meno il mondo ci fa paura e più, finalmente, cominciamo a vivere.

Vivere non è un azione scontata, sappiatelo. Vi credete tutti di essere arrivati al mondo e di aver diritto a starci, strunzat! Ve lo dovete sudare questo passaggio, ce lo dobbiamo guadagnare, toppa dopo toppa.

A noi bambole di pezza non importa quante porte ci sbattete in faccia, il naso non ce lo rompiamo e nemmeno i denti, tanto li teniamo stretti, sempre serrati, come gli animali quando hanno paura e si aspettano sempre tutto.

Ma non vi preoccupate per noi, ce la sappiamo sempre cavare, perché qualunque cosa accada, comunque vadano le cose, una bambola di pezza non la distruggi, e più la ferisci e più la rendi bella.



Questa bambola di pezza si è concessa libertà letterarie perché è del Sud e così ha voluto parlare.

Non vi fermate alla forma, cercate la sostanza.

 

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