3. Specchio

3.

Pensava che pensare a se stessa l’avrebbe aiutata a non pensare ma i ricordi son come fuochi d’artificio e quando meno te lo aspetti ti esplodono nel cuore.

Non lasciano colore né odore di zolfo ma vuoto. Vuoto e disincanto.

E allora lei continuava a pensare a se stessa, al suo corpo, alla sua mente, al suo cuore infetto ed alla sua anima sfilacciata; il collante non sarebbe stato altro amore ma la solitudine. Solo la solitudine avrebbe rimesso insieme i pezzi.

Siamo frammenti di errori, errori di sistema, sistemi sballati, scollati e sconclusionati. Non c’è conclusione a ciò che iniziamo, diamo il via ad una serie di eventi che, sempre più spesso, si rivelano catastrofi. Dopotutto, l’interagire di due vite, cos’altro può essere se non una catastrofe?

E lei, lui, gli altri e tutti quelli che verranno, saranno catastrofi che penseranno di poter far collassare il sistema della loro vita a favore di altre vite.

Quella ragazza però era scesa dal treno e non si era lasciata nulla alle spalle e sui binari, forse solo qualche gomma poco masticata e pensieri che le avevano fatto digrignare i denti.

 

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