3. Specchio

3.

Pensava che pensare a se stessa l’avrebbe aiutata a non pensare ma i ricordi son come fuochi d’artificio e quando meno te lo aspetti ti esplodono nel cuore.

Non lasciano colore né odore di zolfo ma vuoto. Vuoto e disincanto.

E allora lei continuava a pensare a se stessa, al suo corpo, alla sua mente, al suo cuore infetto ed alla sua anima sfilacciata; il collante non sarebbe stato altro amore ma la solitudine. Solo la solitudine avrebbe rimesso insieme i pezzi.

Siamo frammenti di errori, errori di sistema, sistemi sballati, scollati e sconclusionati. Non c’è conclusione a ciò che iniziamo, diamo il via ad una serie di eventi che, sempre più spesso, si rivelano catastrofi. Dopotutto, l’interagire di due vite, cos’altro può essere se non una catastrofe?

E lei, lui, gli altri e tutti quelli che verranno, saranno catastrofi che penseranno di poter far collassare il sistema della loro vita a favore di altre vite.

Quella ragazza però era scesa dal treno e non si era lasciata nulla alle spalle e sui binari, forse solo qualche gomma poco masticata e pensieri che le avevano fatto digrignare i denti.

Quanti treni avrebbe preferito perdere! Eppure, senza tutte quelle fermate, di certo non sarebbe stata la stessa. Avrebbe mancato qualche sosta spiacevole, certo, ma si sarebbe persa il paesaggio.

Era scesa dal treno trasportando, con leggerezza, la valigia dei ricordi ormai completamente vuota, e non per mancanza di memoria, solo che era riuscita a rimettere a posto ciò che non le faceva bene ricordare; come per il cambio stagione, anche per i ricordi bisogna fare ordine, selezionare, archiviare e, talvolta, buttare…

un auto che conosceva bene l’aspettava fuori dalla stazione, vide l’amica da lontano e si sentì sollevata che fosse in orario, detestava i ritardi ma agli appuntamenti della vita ci arrivava sempre quando le lancette erano troppo avanti o troppo indietro. E forse erano queste le vere coincidenze, forse anche i treni in ritardo erano l’incastro perfetto che si creavano tra gli errori di sistemi e le coincidenze del destino.

Frasi di circostanza, profumo familiare di smog romano, muschio e sigaretta.

<< per un pò starò via…>> annuncia mentre posa la valigia vuota dai pesi emotivi nel cofano,

<<via da chi, via da dove?>> risponde l’amica sporgendo il capo dal finestrino.

Lei sale in macchina e si accende una sigaretta,

<< via è solo un luogo non troppo lontano da qui, ho radici talmente profonde che sono riuscita a vivere ovunque senza mai perdermi, è giunto il momento di nutrirle. Roma, sfacciata e puttana, mi agita l’anima, ed è sempre stato un bene perchè mi da la forza per fare e per andare oltre le mie energie. L’ho odiata ma poi me ne sono innamorata, e come si fa a non innamorarsi di Roma? E’ come quelle bellissime donne sconvenienti e spregiudicate con cui pensi di dover trascorrere solo una notte ma poi ci resti impigliata tutta la vita…>>

<<e se fosse un uomo?>>

<<Non scherzare, Roma è femmina; bella puttana e spregiudicata, ed io devo calmare l’anima>>

Scese dalla macchina, dai tacchi e dal secondo piano scomodo in cui viveva. Scese da quella parte centrale d’Italia, intestino e motore delle sue emozioni più forti; se c’era una cosa che Roma era capace di insegnarti, era andare avanti! Ora lei aveva bisogno di fermarsi.

La stessa amica insieme ad un’altra amica con in braccio una bambina, la accompagnarono in stazione. Stringere quella bambina le aveva sanato il cuore più di ogni altra cosa, le sarebbe mancate più delle sue amiche. Ogni volta che un’amica diventa mamma, le sue amiche diventano speciali zie e su di loro scende la benedizione di avere una piccola amica a passeggio nel cuore. Il suo cuore sano era pronto a partire. Abbracci soffocati dai nodi in gola…

<<magari avrai bisogno di meno tempo di quello che pensi>>

La donna con la bambina di solito non sbagliava mai e questo rincuorava tutte.

La manina della bambina al di là del finestrino ed una donna che guarda la sua vita passare mentre un treno parte. Se adesso piango starò meglio anche se il mascara ne lascerà i segni. Cercare in borsa uno specchio era sempre ardua impresa, forse le donne li nascondono apposta così bene da non riuscire a trovarli perché, tutto sommato, non è che muoiano poi così tanto dalla voglia di rivedersi star male.

Trovato lo specchio, il mascara fu l’ultima delle preoccupazioni, negli occhi il luccichio di chi ha la gola gonfia di nostalgia e la testa vuota; solo il rumore delle rotaie sui binari a riempire quello spazio interiore.

Il mare completerà l’opera, il sale disinfetterà questi buchi vivi nella carne, il vento porterà via con se ogni emozione ed io sarò io, ancora una volta io, finalmente e per sempre io.

 

 

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