Schiavo della sua libertà – Tommaso Bucciarelli

Di cosa abbiamo davvero bisogno per vivere? E per essere felici?

Quali sono le dipendenze che ci irretiscono e fino a che punto siamo liberi?

Tante sono le domande che affiorano alla mente leggendo il romanzo di Tommaso Bucciarelli ‘schiavo della sua libertà’.

Veniamo alla trama; Luca è un ragazzo che sperimenta per la prima volta la prostituzione, ma subito dopo il primo incontro con una donna, questa viene misteriosamente uccisa. Il protettore della ragazza è Fausto, personaggio esaltato da se stesso. Alcuni anni dopo, le ricerche sull’assassinio vengono abbandonate. L’unica persona che però non desiste è il vice-commissario Roberta. Luca, nel frattempo, diviene amico di Lucio, un pensionato che tenterà di orientarlo nella comprensione dell’amore.

 

La storia fa leva sulle dipendenze delle quali oggi siamo succubi: tecnologie/web, calcio ed esagerati riferimenti sessuali.

Forte è l’accenno alla mascolinità che cerca di troneggiare.

 

Il libro sprona il lettore a vivere i personaggi, ed a divenire protagonista della storia.

Schiavo della sua libertà non è solo un romanzo, ma un vero e proprio strumento evolutivo attraverso cui, il lettore, si trova faccia a faccia con i suoi drammi e le sue più intime dipendenze.

Nulla di quanto accade è scontato e semplice da digerire per l’anima, c’è un continuo lavoro introspettivo, sia dopo che durante la lettura.

Lo consiglio vivamente a chi, come me, ha continuamente fame e voglia di conoscere se stesso attraverso tutti i mezzi a disposizione ed, in particolare, dei libri.

 

Vi riporto, di seguito, una conversazione epistolare intrattenuta con Tommaso, sui temi che più stanno a cuore a me e a lui.

 

E’ corretto affermare che il tuo romanzo spinga il lettore ad una sorta di introspezione e ricerca spirituale del proprio sé?

Certo, è proprio ciò che cerco. La ricerca introspettiva del lettore.

Le storie dei personaggi potrebbero apparire esagerate, con stesure di carattere sessuale che, se discusse, potrebbero far nascere discussioni. Ma chi lo legge, ed è quindi solo, mentre le immagina sa che sono eventi che accadono spesso.

In quale dei personaggi c’è la dose maggiore di quella che è la tua energia?

In ognuno dei personaggi c’è una parte di me che trapela. Li sento tutti non come figli, ma come sbocchi del mio io che si mettono in mostra. Un briciolo del mio sé credo sia solo presente in Lucio, il pensionato.

Qual è il messaggio che  vorresti arrivasse al lettore attraverso il tuo libro?

Cerca di comprenderti, cosicché riconosca i tuoi limiti ed i tuoi eccessi. Equilibrati, il ché non te lo suggerisce un saggio, ma uno che ha compreso l’importanza di lavorare su se stesso, di criticarsi o elogiarsi in solitaria, cercando d’apprendere il più possibile dagli altri, giovani, adulti o anziani.

Parlando di dipendenze, da cosa sei dipendente tu?

Il web con i social e l’affidarmi troppo al prossimo. Bisogna farlo, ma con cautela, equilibratamente.

Restando in tema di dipendenze, sia emotive che affettive, quale credi sia il modo migliore per affrontarle e prenderne consapevolezza?

È importante riconoscerle, viverle. Non l’essere troppo legato alla materialità, non al contatto fisico, sia nell’amore che nell’amicizia. Bisogna frenarsi poco, quello sì, ma sentire quello che si vuole fare. Ed in ogni caso il consiglio non può che esser soggettivo. Siamo tutti ugualmente diversi.

Che valore e significato ha, per te, la consapevolezza?

Apprendere sentendo ed esporsi per quello che si è maturato. Adattarsi, ma rispettando il proprio sé. L’evidenza è l’io, e dobbiamo cercare di non mascherarcene dietro. Impariamo dagli altri senza copiarli.

Fai lo scrittore o sei uno scrittore?

Nella maggior parte dei casi non riesco a esprimermi verbalmente come vorrei, e sto impegnandomi per correggermi. Con lo scritto sono certo di espormi nella maniera che desidero.

Lo scrittore è una parte basilare del mio sé. Non lo faccio, lo sono.

Parlando di evoluzione personale, puoi parlarci di com’è iniziata la tua?

Difficile da esprimere, ma ipotizzo che molto sia dovuto alla lettura, ed in primis quando lessi 1984di Orwell nel 2001. Un altro fu La Profezia Di Celestino di James Redfield, che mi avviò l’interesse ai trattamenti Egizio Esseni.

 A quali tecniche, studi, ideologie e filosofie ti sei affidato?

Tecniche oggettive non me ne viene in mente nessuna, gli studi quelli legati alle mie curiosità e voglie (tornerei agli Egizio Esseni) ed anche leggendo biografie di Carl Gustav Jung, ideologie e filosofie pacifiche, mondiali.

Qual è, a tuo avviso, il modo migliore per evolvere?

Sentire. Vedere con l’anima e rilassare l’intelletto. Può apparir strano, ma così la mente riesce a lavorare meglio.

Se ti dicessi ‘ENERGIA’, cosa mi risponderesti?

Prana. L’energia è il tutto, il che lo espose anche Einstein.

Che tipo di energia pervade il tuo romanzo?

Per il grosso il primo e il secondo chakra, ovvero materialità e piacere, ma l’ho scritto cercando di esporli tutti e sette, quindi anche il rapporto con gli altri (terzo), l’amore (quarto), la comunicazione (quinto), le sensazioni correlate alle visioni (sesto) e, in minor parte, anche difficile da localizzare, la divinità (settimo) che è sempre presente.

Ed ora, curiosità mia, cosa pensi delle filosofie orientali? E della fisica quantistica?

Sono due campi differenti. Io, pranoterapeuta, non cerco collegamenti tra le due filosofie, mentre la fisica quantistica fa, anche giustamente, il contrario. 

Nelle filosofie orientali mi ritengo istruito.

 Qual è il tuo scopo in questa vita?

In questa vita materiale, come in quella di chiunque, lo scopo basilare è la crescita, e per crescita s’intende il raggiungimento dell’equilibrio interiore (sé) ed esteriore (io); quindi aiutarci l’un l’altro è ciò che facciamo o che vorremmo fare in alcuni casi anche incoscientemente, poiché siamo parte di quel tutto universale che è l’energia.

Ripeto, non siamo tutti uguali, ma siamo simili in questo. 

 Tra leggere e scrivere, cosa ami di più?

Tra leggere e scrivere è una difficile scelta.

Amare è una sacralità, e non ci può essere il più o il meno. 

Ci sono giorni in cui desidero di più scrivere, come ora, altri nei quali leggere.

Nello scrivere,quando invento storie, i personaggi entrano a far parte della mia vita, e se loro subiscono, soffrono, vengono umiliati, io mi emoziono, e mentre agito i polpastrelli, sento gli occhi che si gonfiano.

Questa afflizione in molti casi mi frena, ma è uno dei miei compiti nel mio percorso, nella mia strada, e m’impegnerò nel continuare a farlo.

 

 

Tommaso Bucciarelli è nato a Roma nel 1978. Dopo vari studi sulla spiritualità energetica, subisce un grave incidente in cui arreca una frattura al femore che lo induce ad uno stato di coma non indotto.

La sua passione per la letteratura lo porta ad avere come missiondi vita l’invogliare le persone alla ricerca dell’equilibrio e decide così di fare l’autore.

Ha pubblicato quattro libri, La Piazza, Il Fuoco Dell’Agio e Schiavo della sua libertà, romanzi inventati, e Nacqui Tre Volte, un’autobiografia nella quale narra anche delle settimane di stato comatoso.

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