Lettera aperta a Carola Rackete.

Dear Carola,

quanto ho sentito parlare di te!

Tu certamente non di me, quindi è bene che io mi presenti: sono una che non sa stare zitta, una che ha la penna compulsiva e che – da sempre – fa il tifo per le donne anche se, talvolta…

Ho sentito e letto cose belle sul tuo conto.

Ho sentito e letto cose brutte sul tuo conto.

Ho sentito una fitta al cuore quando – su un quotidiano – ho letto che sei la capitana che spacca l’Italia in due.

Dear Carola, mi dispiace per gli insulti sessisti e le offese, nessuna donna dovrebbe mai sentirsi piovere addosso tanto odio ma sai, qui le cose non vanno proprio bene come nel tuo Paese o nella tua vita. Sia chiaro, dear Carola, nulla giustifica insulti e offese, nulla autorizza un essere umano ad offenderne un altro, ma vorrei che vedessi anche tu quello che vedo io e, scendendo dall’alto della tua nave e stando qui in basso con me, magari comprenderai un po’ meglio la questione.

Lo facciamo? Da Donna a donna?

Non ti chiamerò capitana per due semplici motivi; il primo è che odio i titoli tradotti al femminile, mi sembrano una forzatura sessista più che liberale, il secondo è che – di certi titoli – faccio uso parsimonioso per il rispetto che nutro in certe cariche.

Prima di tutto, vorrei tu comprendessi che ci sono fette d’Italia in cui ci si sente al collasso, si vive un momento storico assai difficile!

Lo sai che, qui in Italia, dove tu hai provato a far arrivare umanamente quelle persone, ci sono giovani come me e come te (no, come te no) che non riescono a trovare un lavoro, a comprare casa, un automobile o a permettersi un affitto? Figuriamoci una nave!

E poi ci sono quelli che possono permetterselo, quelli che possono permettersi tutto e fanno i finti poveri con i vestiti trasandati che costano, però, un occhio della testa. E poi ci siamo noi, quelli più ordinati, disciplinati, quelli che dei vestiti guardano sempre i cartellini perché papy non può pagare e allora i vestiti ce li teniamo curati e puliti senza pagare manco un occhio della testa.

Sai, talvolta chi ha bisogno di aiuto è molto più vicino a noi di quanto si pensi.

Provengo da una bellissima regione che è però ammalata di molti cancri – metaforici e fisici – ma lo saprai; uno scrittore italiano ne ha ampiamente parlato, sembra conoscere così bene il territorio che, in effetti, mi chiedo come possa non aver preso in considerazione l’idea che supportare la tua causa avrebbe aggravato la posizione di quel territorio di cui tanto ha scritto e che tanto sembra amare…

Dicevo, provengo da una terra bellissima; la Campania Felix che però, sta diventando sempre meno felix perché certe piaghe sociali sembrano farla sfiorire, nonostante la gente faccia di tutto per dare il proprio contributo al territorio. I miei genitori sessantenni vivono al mare, un tempo avevano l’abitudine di percorrere un sentiero in bici; un sentiero che da casa nostra attraversa una pineta e conduce in un’ altra cittadina al mare, ho bellissimi ricordi di loro due felici in quei momenti.

Sai, dear Carola, ora non è più possibile perché – in determinati punti - il territorio è infetto di azioni illecite da mano non italiana. Sottolineo, con questo non voglio dire che i cattivi vengano solo da fuori, io ti scrivo quello che vedo perché tu non lo sai, giustamente, non lo puoi sapere; sei nata tedesca, ricca e pure bionda!

Sono stata spesso nel tuo Paese; la disciplina, il rigore e l’ordine che caratterizzano la tua terra sono ammirevoli, quanto vorrei che fosse così anche in Italia!

Ti starai chiedendo cosa c’entra questo con te, vengo al punto:

come nasce l’idea di trasformare questo Paese nella sede d’approdo del tuo eroico viaggio?

Sarei felice se tu mi rispondessi dopo aver analizzato bene quello che ti ho detto e dopo aver letto – con attenzione – i libri di quello scrittore che tanto ti ha supportata.

Sei una ragazza ricca, avrai studiato nelle migliori università, potrai certamente permetterti libri e riviste specializzate di ogni genere; sono certa che tu sappia in quali difficoltà verte il mio Paese. Son certa che tu sappia benissimo quali siano le priorità di un Paese che vive questi disagi. Giusto?

Ho un’idea, perché tu – e anche quello scrittore che sostiene la tua causa – non dividete il vostro patrimonio in parti uguali e lo distribuite a tutte le vite che devono essere salvate?!

Non è forse questo uno dei principi cardine della vostra ideologia? Magari poi lo dividete anche con me, così mi ci compro casa, una casa umile – sia chiaro – non un attico a New York!

Sono una che viene dal basso e si accontenta di poco.

Sia chiaro, stiamo parlando da donna a donna, tu ricca, bionda e tedesca, io riccia, italiana e povera; cerco di seguire il filo della logica in cui spesso – anche noi donne – inciampiamo. Questa chiacchierata non ha nulla a che vedere con politica, religione ed economia; non ne capisco nulla!

Poi, ancora, ti chiedo: se governi un imbarcazione e ne sei ‘capitana’, avrai certamente le competenze per attraccare in un porto senza mettere a repentaglio la vita di qualcuno, giusto?

Quella motovedetta della finanza che stavi per schiacciare, lo sai che aveva a bordo persone – esseri umani – come quelli che tu avevi a bordo? Non ti è sorto il dubbio che – forse – per ‘salvare’ delle vite ne stessi sacrificando ‘ingiustamente’ altre’? E ancora: pensavi di salvare quelle vite portandole qui perché certa che in questo Paese avrebbero avuto un futuro migliore e dignitoso?

A riguardo ho i miei dubbi.

Quegli uomini in uniforme non sono troppo diversi da me; fanno del loro meglio e manco per loro la vita è facile. Meritano rispetto; dear Carola, per favore, abbi rispetto di chi, tutti i giorni, antepone la  vita degli altri alla propria.

Non è forse quello che intendevi fare anche tu?

Quante domande, vero?

Me lo dicono sempre anche le mie amiche. A proposito di amiche, dato che ormai siamo in confidenza, ti giro questa conversazione di domenica 30 giugno; quella che scrive è proprio una mia amica.







Giusto per farti capire quanto tu non abbia percezione di come vadano le cose qui. Il vivere civile che tu dai per scontato, qui non è scontato.

Giusto per farti sentire come ci sentiamo noi donne quando andiamo in giro: come mi sento io!

Dovresti venire una volta qui da me; saresti mia ospite. Poi però ricambia l’invito che – noi italiani – si sappia, ci teniamo all’ospitalità e ci teniamo a fare sempre bella figura e, forse, in questo momento storico, non ce lo possiamo permettere di essere ospitali perché faremmo brutta figura, ma tanti altri paesi si!

So che molti sostengono non esser così, forse non vivono dove vivo io. QUANTE COSE SI VEDONO DAL BASSO, dear Carola!

Molti accusano un funzionario dello stato di avervi sbattuto la porta in faccia; sei una donna intelligente e non nutro dubbi sul tuo senso civico:

le leggi son leggi,

le regole son regole, e tu che vieni da un Paese rigoroso come la Germania dovresti insegnarmelo.

Prima di poter aiutare gli altri, bisogna essere in grado di stare in piedi sulle proprie gambe e, per farlo, bisogna partire da se stessi.

Forse, data la tua posizione sociale ed economica, avresti potuto chiedere direttamente al tuo Paese? E’ solo un’idea…

Come un’idea è il pensiero di un mio amico; sai, anche tra amici si parla di te! Lui si chiede come mai a pochi giorni dall approvazione del decreto sicurezza bis, avendo la possibilità di salvare dalla morte e dalla sofferenza 43 persone hai deciso,  senza indugi di puntare verso l Italia pur sapendo che ti saresti scontrata con quanto previsto dai codici legislativi appena varati.

Ma non finisce qui, questo mio amico si pone più domande di me e continua e mi chiede perché tu non abbia scelto una destinazione diversa e hai preferito restare tutto quel tempo con quelle persone a bordo davanti alle nostre coste, prolungando le loro sofferenze i loro bisogni... io gli dico di non star sempre a pensar male ma lui incalza e si chiede se oltre a cogliere l l'occasione di salvare così tante vite hai voluto cogliere anche l l'occasione per dimostrare che te e quello scrittore che tanto ti ammira e ti sostiene siete sempre nel giusto e che quel decreto invece è sbagliato e quindi non va rispettato...

che dici?! È una riflessione da complottisti la nostra?!

Ora devo – inevitabilmente – avviarmi ai saluti. Spero che qualcuno ti traduca questa lettera e le curiosità di una giovane (manco tanto) italiana (tantissimo) dalla penna compulsiva (troppo).

Ti chiedo, dal cuore, di avere un pizzico di sensibilità in più la prossima volta. Rispetta le nostre leggi e le nostre regole, abbi l’intelligenza emotiva di pensare a come stiamo noi giovani italiani e a quali tematiche facciamo fronte prima di imporci i tuoi atti eroici.

Non mi piace che si parli di te come di quella che ha spaccato l’italia in due, non mi piace che si parli di Italia spaccata quando le sofferenze e i problemi son comuni a tutti, non mi piace che ci si ritrovi su una banchina scissi dalla politica quando, a mio avviso, basterebbe seguire la logica per comprendere che un Paese che in questo momento ha bisogno di aiutare se stesso, non può garantire a nessun altro un esistenza dignitosa se, noi per primi, non possiamo garantirla a noi stessi.

A tal proposito, ti consiglio anche di leggere il pensiero di questo filosofo italiano, non lo conosco di persona, sia chiaro, ma mi sento molto vicina alle sue idee… 

Ti ripeto, leggili i libri di quello scrittore, così ti fai un’idea e poi mi dici se era davvero il caso. Io non li ho letti, sia chiaro, io sono stata fortunata dear Carola, io, quelle cose di cui parla lo scrittore, le ho vissute in prima persona perché vengo da quella terra; non avevo bisogno di leggere romanzate su una piaga che ancora sanguina e fa sanguinare.

 

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