Intervista a Doris Femminis; tra psichiatria, libertà e dolore.

Doris, benvenuta nel mio blog letterario dallo slogan #temiladonnachelegge.

Comincio con una domanda semplice: chi è Doris Femminis?

In realtà non è una domanda semplice perché l’identità è difficile da descrivere. In ogni contesto ci si può sentire in modo un po’ diverso, mentre “essere” rileva quasi di uno stato immutabile che sottende a tutte le azioni. Perciò rispondo a chi è Doris Femminis con quello che fa: l’infermiera in psichiatria, da qualche anno a domicilio, la mamma, una passeggiatrice in foresta e, se mi viene una storia, una donna che tenta di raccontarla.

Il romanzo di Doris Femminis: ‘fuori per sempre’.

Com’è nata l’idea di scrivere un romanzo ambientato – anche è soprattutto – in un ospedale psichiatrico?

Da quasi trent’anni, di cui più di venti passati a lavorare in ospedale, sento parole quali “vocazione, coraggio, io non potrei mai” che lasciano intendere un’idea della psichiatria come qualcosa di lontanissimo e pericoloso. Anche le persone che si trovano di fronte all’idea del ricovero, per sé o per un famigliare, reagiscono con la paura e una parte della paura penso sia legata all’immaginario nutrito dal cinema e nel quale sono messi in scena ambientazioni squallide e rapporti di potere. Anche la follia è ancora rappresentata nelle sue manifestazioni più inquietanti, cioè quando il rapporto con la realtà è completamente falsato, senza ricordare che, spesso, sarà ritrovato, e attraverso le sue manifestazioni di violenza.

Io avevo voglia di mostrare altri ambienti e modi della crisi che non fossero soltanto esplosive; volevo rispondere alla domanda “ma cosa fai tutto il giorno” con qualche momento della quotidianità di un reparto e desideravo mostrare che l’asimmetria del potere è molto ridotta rispetto all’immaginario e, quando non lo è, spesso si giustifica.

Volevo anche illustrare e rendere più vicino a noi lo stato d’animo di qualcuno che in ospedale potrebbe essere ricoverato.

Quanto c’è della tua esperienza professionale nei personaggi?

Io e la psichiatria siamo inscindibili, il mio pensare è stato nutrito dall’esperienza professionale, come da quella personale e dalle relazioni umane in genere.

Giulia, per me, è stata uno specchio in cui rivedere molte delle mie paure e fasi della vita. Una figura fragile che deve imparare ad esser forte ed imporsi nella sua stessa vita, eppure noi donne sembriamo aver raggiunto ogni forma di potere ed indipendenza… non sarà mica che questa nostra emotività e sensibilità rappresenti uno svantaggio?
Parlando di donne; sentire di più, è uno svantaggio o un vantaggio?
Io, detto in confidenza, a tratti credo sia uno svantaggio…

La donne importanti della mia vita sono state solide, determinate e forti, capaci di accogliere le maree di emozioni e attraversarle per tenere la barra di una famiglia, di una coppia, di una sfida professionale. In questo senso, donne e uomini possono essere più o meno emotivi e sapere più o meno barcamenarsi. Chi è meno emotivo avrà la vita più semplice, ma forse meno ricca.

Invece, le donne non hanno ancora l’indipendenza e il potere che saprebbero benissimo assumere e questa è una difficoltà supplementare che le svantaggia, perché per raggiungere i loro obiettivi, devono lavorare molto di più e, spesso, lottare per poco o niente.
È questo svantaggio a farci la vita più dura, secondo me.

E poi c’è l’educazione: ai maschi si dice che devono essere forti e superare/cancellare la sensibilità,

pena l’esclusione. Invece si considera normale che le bambine siano travolte dai sentimenti che la realtà esterna o interna può suscitare, a rischio di renderle dipendenti da qualcuno che le sorregga e di non trovare un modo per contenere da sole le maree interiori. Penso che i due modelli educativi dovrebbero unirsi, penso che si dovrebbe dire ai bambini e alle bambine che possono benissimo raggiungere i loro sogni anche se la morte degli orsi bianchi del Polo Nord li fa piangere.

Il tema degli abusi è ancora forte, scuote e fa paura… uno storia vecchia come l’umanità! Perché non riusciamo ad estirpare quest’erba cattiva dalla società? Perch’ gli uomini abusano delle donne?

Direi per il potere, l’abuso è un atto di dominazione. Non riusciamo a estirpare il desiderio di potere dall’umanità e le guerre lo dimostrano benissimo, ma quello dell’abuso sessuale non si è neanche tentato di contenerlo, finora. Forse perché le cifre sono impressionanti (si parla di un terzo delle donne e un settimo degli uomini che hanno subito un abuso sessuale). Forse non si sa da dove cominciare, forse che le cifre di chi abusa sono altrettanto impressionanti (sarebbe logico) e sono in tanti a non voler iniziare la svolta. Io comincerei con denunciare le situazioni che si conoscono; la volontà di potere si argina con laLegge.

Perché le donne tacciono e si rifugiano in Lilì piuttosto che urlare il proprio dolore e denunciare?

Lilì è un meccanismo di difesa psicologico, non è una scelta ma un modo di sopravvivere a qualcosa di troppo incomprensibile e angosciante. È una capsula che svolazza separata lasciando a Giulia tutte le sue facoltà, finché…
Ma le donne tacciono per paura di perdere le persone amate, per paura delle ritorsioni, per paura di quel che dirà la gente, per paura della pietà altrui, per vergogna e a volte anche per amore della persona che abusa, per non farle del male, perché mandare in prigione il padre dei propri figli non è facile…

La realtà degli ospedali psichiatrici è spesso sconosciuta, temuta; qualcosa di cui si ha paura a scoprire di più. Credo che questo sia collegato al fatto che, ancora oggi, la morale comune veda psicologi e psichiatri come figure da cui stare alla larga… io, personalmente, penso che tutti ne abbiamo un gran bisogno perché tutti abbiamo dei problemi, ma solo chi lo riconosce ed ha il coraggio di risolverli si rivolge a queste figure professionali. Qual è il tuo suggerimento per far avvicinare le persone a questa realtà?

Se ti senti male, non sai perché, non sai come uscirne, non vuoi parlarne ai tuoi cari per mille ragioni, oppure l’hai fatto ma non sanno come aiutarti, perché non provare a rifletterci con qualcuno che di quella cosa lì ci capisce perché è il suo mestiere? Se hai un dolore che non passa, dopo un po’ vai dal medico. Ecco.

Cos’è, per te, il femminismo?

L’affermazione del diritto alla parità e all’indipendenza. Le donne guadagnano meno degli uomini, le donne fanno gratis quel che dovrebbe incombere alla coppia. La paura della precarietà che ci aspetta se la coppia si sfalda ci tiene in posizione di dipendenza. Non ci manca nulla, perché dovremmo considerarci inferiori?

Ci consigli tre libri da leggere?
La luce è più antica dell’amore, di Ricardo Menendez Salmon, che è un inno profondo al senso

dell’arte.

Ottanta rose mezz’ora, di Cristiano Cavina, che mette in luce un uomo e una donna in difficoltà con i propri sogni e i propri fantasmi

Accabadora, di Michela Murgia, perché è un romanzo perfetto che ritrae il coraggio e la generosità di una donna

e un grande grazie a te per il tempo e la passione che passi a trasmettere il gusto della lettura. Un abbraccio a tutte

Grazie Doris.

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