Il fascino dell’impossibile e la paura del possibile.

Arriva sempre il momento – nella vita di una ragazza – in cui fare i conti con l’impossibile diventa possibile.

Vengo e mi spiego…

siamo quelle delle emozioni forti, del carpe diem, delle farfalle nelle stomaco e le sinapsi sudate, ma quando quelle farfalle diventano gastrite o reflusso gastroesofageo, e quando quelle sinapsi sudate si trasformano in neuroni che friggono, allora – ragazze – c’è qualcosa che non va.

Abbiamo trascorso un’intera vita ad aspettare che gli uomini cambiassero – ora sappiamo che non avverrà mai – abbiamo investito ore di chiacchierate a convincerci che sarebbe stata l’ultima volta che saremmo tornate sui nostri passi con le nostre bellissime e costosissime scarpe, abbiamo investito troppo tempo ad inseguire emozioni impossibili, dannate, magiche ed entusiasmanti fino a quando non ci siamo abbattute sul muro del possibile.

Il muro del possibile è quell’evento, quella riflessione, quel segnale luminoso sul display o quella serata inattesa che ti spingono a chiederti: e se fosse tanto irresistibile solo perché è impossibile? Se fosse possibile, le farfalle resterebbero farfalle o diverrebbero gastrite da noia?

Ho ingerito e fatto marcire una buona dose di farfalle e rospi per affermare – con assoluta certezza – che l’impossibile è come uno scherzo: bello finché dura!

Ma poi?

Poi devi fare i conti con ciò che vuoi, che non è la stessa cosa di fare i conti con chi sei, nella maggior parte dei casi, una buona dose di auto analisi ti ha spinto a conoscerti, no, devi fare i conti con ciò che vuoi e non puoi avere. Ed ecco che l’impossibile – analizzato a mente lucida e fuori dalla mente emotiva, assume il suo vero aspetto; spettrale, vacuo, leggero ed inconsistente.

Ciò che non consiste, ciò che non sussiste – anche per legge – non può essere imputato, giusto? E allora – ragazze mie – con le scarpe alte e le borse piene di sogni, dietro a cosa stiamo correndo? Quale follia – vittime dei dissennatori – stiamo inseguendo?

Possiamo dare un taglio netto al ciuffo senza subirne le conseguenze – e chi ha i ricci, sa quanto possa essere catastrofico un cambiamento del genere – motivo per cui, possiamo dare un taglio anche a tutto il resto senza sprofondare in un disastro emotivo degno di una crisi pre mestruo.

Riflettiamo insieme…

quel profumo di impossibile che sembra toglierci la fame, se la fame ce la fa venire d’amore, non è sano; le emozioni, per quanto belle, non sono sempre intelligenti, sono qualcosa che proviamo ma non identificano chi siamo.

Bisogna scalare, come facciamo con le marce dell’automobile (quando ce ne ricordiamo, chiaro), e sterzare senza poggiare il piede sul freno: serve una buona dose di coraggio per invertire la direzione di marcia e andare verso qualcosa che sia vero. Non abbiamo bisogno che sia speciale, noi vogliamo che sia naturale ma il fascino dell’impossibile è forte e, troppo spesso, nulla può la paura del possibile contro di lui.

Se è vero che quel fascino emanato dalle cose impossibili ci attrae come una calamita, è pur vero che – dopo una buona dose di casi umani – la paura del possibile ci respinge dalle possibilità come la stessa calamita. E qui arriviamo al punto; l’impossibile non ci attrae solo in quanto tale, ci attrae perché ci fa sentire al sicuro, fuori pericolo, ci da l’assoluta certezza che mai, in nessun momento, dovremmo metterci e rimetterci il cuore.  E così diamo inizio a tutta una serie di conoscenze e relazioni con individui che, nella maggior parte dei casi, non si combinano con noi, sono fuori schema; una parte di noi, quella più vera, sa benissimo che primo o poi finirà. Sa benissimo che qualcosa trasformerà quella magia in un terremoto emozionale che sradicherà ogni parte di quella relazione della nostra vita; è un meccanismo perverso, lo so, ma è anche il più forte dei meccanismi di difesa.

Mi lego a te – relazione impossibile – so che prima o poi finirai ed io ne uscirò intatta… le ultime parole famose!

Nel mentre, però, accade qualcosa ed è il nostro ego a farlo accadere.

Nel mentre, però, può accadere qualcosa ed è il nostro cuore a farlo – casomai – accadere.

In questo gioco perverso che abbiamo deciso di inscenare per non legarci e comprometterci del tutto, va a finire che ci troviamo compromesse e legate e, la cosa peggiore, è che ci ritroviamo ad esserlo con quel genere di uomo o relazione che mai avremmo voluto per la nostra vita.

Le lamentele? Le sofferenze? I litigi e le mancanze?

E’ il nostro ego che fa i capricci e punto i piedi per avere qualcosa che – se riuscissimo ad avere – il nostro cuore rifiuterebbe fuggendone. Semplice paura di impegnarsi. Banale, banalissima, paura di star male.

Il problema, quindi, non è più lo sventurato che in quel periodo rappresenta il nostro impossibile; siamo noi e le nostre paure, i nostri limiti e i nostri blocchi. L’omino di turno che sembra farci provare tutte quelle bellissime emozioni e poi ci fa ricadere in basso come dalle montagne russe, altro non è che un giochino a cui ci siamo aggrappate per non coinvolgerci, per non rischiare e non osare. E cosa pensiamo noi delle donne che non osano? Quelle che non ci provano? Quelle che mancano di audacia e coraggio?

Il vero rischio – oggi – non è districarsi in una relazione impossibile ma coltivarne una che sia possibile.

Ed ecco che l’impossibile cede il passo al possibile, ma attenzione; è solo liberandoci dall’alone di certe relazioni che riusciamo a farne entrare di nuove e fresche nella nostra vita. Prima va rimosso l’alone, poi arriva la freschezza dell’ammorbidente: relazioni faticose come fare il bucato a mano…

e quando quella ventata arriva, non sempre sappiamo riconoscerla. troppo abituate alla puzza di fritta nel naso, facciamo fatica a sentire l’aroma di lavanda. Possiamo farcela ma non basta volerlo, serve comprendere che – se è vero che nulla è impossibile – è pur vero che certe realtà non ci appartengono, che gli uomini non cambiano ma, nonostante tutto, noi non smetteremo mai di volerli cambiare. Tolta quest’ultima perversione dal piatto della bilancia, cosa è meglio per noi? Emozionarci fino a star male e – di conseguenza – star male davvero, o vivere, star male, ridere, gioire e costruire qualcosa che sia semplice, vero e razionale?

Cosa volete che ne sappia io, povera pazza dalla mente utopica! Una cosa però – stasera – l’ho compresa: ciò che è meglio per noi, lo sappiamo sempre cosa sia anche se non sappiamo dove, ciò che è meglio per noi – come il fritto – non può lasciare aloni.

E allora wake up! Alle principesse serviva il bacio, a noi l’odore di caffè e pezzi di vita vera, non avanzi di tempi, non resti di giornate o ritagli di attenzioni.

Per esser veramente sveglie, abbiamo bisogno di conoscere noi stesse, di conoscerci a fondo, anche in quelle tacchine di vita ben nascoste come le taschino delle borse in cui ritroviamo gli accendini un anno dopo. Dobbiamo scardinarci, analizzarci, apprezzarci e, più di tutto, amarci.

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