Come cambia lo sguardo – gli inganni del sessantotto. SUSANNA TRIPPA

Qual è il più grande inganno di un’epoca, per il cuore e la mente dei giovani?

Non è facile comprenderlo, i cuori giovani sono sensibili agli entusiasmi delle epoche, gli entusiasmi spesso sono facili e le cose facili – ahimè – deludono.

Il libro di Susanna Trippa è un invito alla consapevolezza; unico lavoro possibile per non cadere vittima di abbagli e trappole. La gioventù ha la tendenza a snobbare l’esperienza dei più saggi, spesso si ha proprio il bisogno di “sbatterci la testa” – dice Susanna – parlando di un periodo storico che le ha attraversato l’anima.

In questo libro autobiografico, formativo e storico, l’autrice ha rievocato momenti della propria vita attraversando gli anni cinquanta fino agli anni di piombo in una Bologna che – lettura durante – sembra proprio di vivere (per qualcuno rivivere) nella quotidianità.

In una prima fase, l’autrice ha aperto i cassetti dei ricordi consegnando ai lettori uno spaccato di vita di quei magici anni in cui tutto sembrava più bello: ideali, scarpe, amori, ciuffi ribelli, ideologie liberali…

1965 – quanto accadrà non sarà mai uguale a quanto ti prefiguri.

 

successivamente è arrivata la riflessione, dura, a tratti crudele, perché è una riflessione che scardina convinzioni che ancora oggi sembrano avere ripercussioni. Sembrano?

Come scritto nella prefazione dal vice Presidente del Senato Ignazio La Russa: “il libro è testimone di come il sessantotto abbia rappresentato lo spartiacque tra un’epoca e l’altra” e, leggendo il libro, si comprende come questo passaggio sia avvenuto in maniera forte e decisa anche nel cuore di una donna.

Disequilibrio è la parola chiave che mi suggerisce Susanna quando le chiedo del ’68.

1971 – Intanto continuavo a sentirmi a metà.

 

A me che non l’ho vissuto e che ne ho solo letto nei libri, viene ancora più curiosità: cani sciolti, sciarpe rosse… Susanna tutto questo lo ha vissuto sulla sua pelle ma, come scrive il vice Presidente del Senato Ignazio La Russa: “ha saputo rileggere la propria storia personale mutando le proprie convinzioni con sofferenza e grande spirito realistico“.

Il cambiamento comporta sempre sofferenza, specie quando si tratta di ideali!

Odori, sapori, amicizie, strade… Susanna ci immerge negli anni che l’hanno ingannata, gli stessi anni a cui io guardo con gli occhi traboccanti di magia per altri motivi. Ed arriva la riflessione, inevitabile: quale eredità ci lascia la storia e, soprattutto, quella storia?

Il linguaggio semplice e chiaro, tipico dell’autrice, semplifica il processo di immersione in un testo che – lo stesso La Russa – ritiene istruttivo per i più giovani.

A tratti, lettura durante, mi sembrava di essere con Susanna a passeggio per quelle strade, in quegli anni così difficili; sentivo la sua voce combattuta narrarmi l’indecisione.

Un’ aura fiabesca avvolge gli anni ’50 e ’60; anni buttati via con troppa fretta dopo lo scombussolamento del ’68.

1975 – Mi sentivo nel solco.

 

 

C’è una cosa fondamentale che ho appreso da questa lettura:

se è vero che all’eredità – soprattutto storica – non ci si può opporre perché il passato non si può cambiare, è pur vero che possiamo scegliere di guardare alle cose per come sono davvero e non per come si vogliono far apparire.

Se questo mondo, ad ora, ci è stato consegnato in stato di equilibrio precario e con le radici quasi del tutto recise, è pur vero che cambiando lo sguardo possiamo risvegliarci cominciando a porci – ogni tanto – le giuste domande.

Ho terminato le lettura del libro e le domande son tante, la prima fra tutte: perchè?

E poi, ancora: chi?

La cultura ha bisogno di verità – suggerisce Susanna –  testimone di un’epoca che ci ha consegnato “questo mondo”.

Viene istintivo chiedersi se ciò in cui stiamo credendo oggi, se ciò che stiamo leggendo o scegliendo, sia la giusta base di partenza per il mondo che vogliamo consegnare alle generazioni future.

Quello che mi auguro, dal cuore, è che gli sguardi cambino, avvicinandosi sempre più ad una realtà oggettiva che ci allontani, finalmente, da prese di posizione archeologiche.

 

 

 

 

Leave a reply