12. Mare.

Così mi allontano come una barchetta alla deriva di cui tu eri l’ancora arrugginita; a toccarti rischio l’infezione al cuore e i miei anticorpi, per quanto forti, non sono anti a tutti i corpi, non al tuo almeno che ora si insidia nelle mie fossette. Giù le mani dal piacere che ormai non ci può fare più piacere, perché a me così non piace e se tu lo vuoi, per me è violenza sentimentale…

Una violenza sentimentale che Joshua continuava ad esercitare su di lei, una violenza sentimentale che lei continuava ad esercitare di lei.

Joshua l’aveva cacciata, strappata, scacciata e fatta sparire da quella vita, senza una ragione, senza un apparente punto di rottura ma con un punto che aveva rotto tutto. Quando anche lei si ruppe di quella rottura, cominciò a rimettere insieme i pezzi e giocando a quel puzzle scomposto che era la sua vita, trovò i pezzi mancanti che nemmeno sapeva le mancassero…

se i puzzle fossero un gioco d’intrattenimento, lei di certo non lo sapeva; impegnata com’era nel distruggersi, figurarsi cosa poteva ambire a costruire! Sempre più giù, sempre più a fondo, ogni giorno un pò più dolorosa e bruciante; vita come ferita e ci si abitua a sanguinare dentro. E tra un fiotto di sangue e l’altro, tra un libro letto distrattamente ed un’ estate priva di ogni calore, Alice cominciò a raccogliere i pezzi di quella distruzione emotiva che Joshua aveva attuato nei suoi confronti.

“Forse doveva accadere, dovevo rompermi per ricostruirmi daccapo. Forse, per rimettere insieme i pezzi, c’è veramente bisogno di qualcuno che ci frantumi…”

e lei si era frantumata, scheggiata e rotta in ogni sua parte, con ogni mezzo, emozione e sensazione. Scoprì che non le piacevano le cose che le piacevano; quel dolore l’aveva resa più vera di ogni precedente versione di sé. Sorrideva dentro e si gustava la leggerezza del rompere gli schemi. Scoprì che ciò da cui aveva sempre preso le distanze, erano – in realtà – le cose che più l’avvicinavano a se stessa. Imparò che ciò da cui era sempre fuggita – rifugiandosi negli opposti – era ciò a cui voleva tornare.

Fu un tramonto ad illuminarle la strada mentre cercava le conchiglie su un bagnasciuga che le bagnava i piedi e le asciugava le lacrime dal cuore, fu quella luce non luce a farle vedere chiaramente che nel buio c’era tutto ciò di cui aveva bisogno.

Con lo sguardo basso, attento a guardare bene dove mettesse i piedi, si imbatté, si scontrò e si incontrò con un passante che non sarebbe passato tanto facilmente.

Lei guardava dove metteva i piedi – premurosa e prevenuta – lui guardava tutto e tutti – schivo e malfidato – la collisione fu inevitabile.

…sono una donna che viaggia nel tempo; se becco il momento giusto sbaglio la persona.

Sono un uomo che sbaglia tutto, al posto giusto e al momento giusto ma sempre con la persona sbagliata.

In questa collezione di errori sarebbero emersi i loro orrori; diametralmente opposti ma destinati ad incrociarsi in quel punto in cui l’estate soffia abbondantemente sulla pelle per spazzar via il sale che pizzica. E Joshua fu spazzato via come il sale, aveva avuto il suo ruolo disinfettando quella vita: una sorta di vaccino ma più doloroso, biologico e nevralgico.

Ed era vero che lui sbagliava tutto e ne portava con sofferenza i segni; cicatrici fisiche ed emotive che non avevano mai smesso di sanguinare, un ragazzo troppo difficile per un mondo abituato alle cose facili. Le emozioni non sono mai facili; la rabbia era la più complicata delle sfide e lui si era abituato a perderla, insieme alla pazienza.

Ed era vero che lei sbagliava sempre persona; abituata com’era a non conoscere se stessa, fallava ogni incontro convincendosi che fosse ciò che voleva ma – in profondità – non si conosceva. Oltre a sbagliare ogni appuntamento, sbagliava i posti e le persone e queste la trascinavano giù, nella parte più finta di se.

La prossima volta guarda dove metti i piedi – l’ammonì lui – la prossima volta tieni la testa sulle spalle – l’ammonì lei – e le conchiglie caddero, il mare se le riprese.

Gli occhi di lei si riempirono di lacrime che non sarebbero mai scese, come onde testarde che avrebbero continuato a sbattere su uno scoglio senza mai lasciare il porto… dentro di lui si mosse qualcosa, come un mare in tempesta pronto ad inondargli le emozioni, e fu in quel preciso momento che un’onda bagno i piedi di entrambi, e invece di fare un passo indietro, fecero un passo avanti, verso l’infinito.

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