11. Somma

L’amore è una somma matematica, tutte le relazioni lo sono, e quando si arriva a tirare le somme si procede per sottrazione; tolgo ciò che ti ho dato dalla somma di tutto ciò che non mi hai dato. E non è vero che si ama per donare e basta, si ama perché si vuole amore.

Dalla somma della relazione con Joshua, Alice doveva sottrarre le volte in cui lo aveva visto guardare un’altra, quelle in cui era scappato dal suo letto subito dopo aver fatto l’amore, quelle in cui non aveva avuto modo e tempo, quelle in cui aveva commesso un errore di calcolo sottraendole ascolto; bisognava sottrarre tutte le volte in cui gli aveva regalato sorrisi, gratis.
E si procede ancora per sottrazione togliendo dalla somma le volte in cui gli aveva parlato e spiegato, le volte in cui si era arrabbiata e poi aveva goduto pensando che potesse capire  mentre lui sottraeva la comprensione.
Si toglie e si aggiunge e poi si traccia una linea di demarcazione, invalicabile, perché da ciò che non hai e non puoi avere non si torna indietro.
Se poi ci penso – diceva Alice a quell’amica fidata – manco può farmi male perderlo dal momento che non ci siamo mai appartenuti. Darsi un corpo non è creare l’amore; perché l’amore si crea, giusto?!
Giusto, diceva a se stessa mentre distruggeva tutto ciò che amore poteva divenire. Venire. Andare.
Non può ferirmi più nulla dopo quel buco nero. Sei mai stato inghiottito da un buco nero?! Eh, caro mio, provare per credere, ne vieni fuori, certo, ma non ti rompi più.
Alice era irrompibile, ammesso che questo termine esistesse. Non indistruttibile, irrompibile; perché quella cosa ti rompe e non ti aggiusti più. Mai più.
Tutto ciò che arriva dopo non è amore e nemmeno non amore, semplicemente non è e non sarà.
Ma Joshua, aveva mai letto fra le righe di tutto ciò che lei aveva scritto?
Solo chi ha coraggio e determinazione impara a leggere tra le righe della vita che non scriviamo, non è da tutti ma da tutte si; le donne in questo sono più brave.
Joshua era diventato il concentrato dei difetti peggiori che Alice cercava di evitare; come le buche delle strade di Roma. Inevitabilmente qualcuna la beccavi e rischiavi il danno. I danni in amore, chi li risarcisce?
Nessuno, ne paghi solo le conseguenze e, di conseguenza, ci perdi sempre tutto. Sei fortunata se riesci a tenerti stretta te stessa.
Alice aveva imparato che essere forte non era garanzia di immunità, anche i più forti riuscivano a perdersi nei labirinti delle vite altrui. Ne sarebbe venuta fuori? Certo, non sapeva ancora come e quando ma era certa che ne sarebbe uscita, che sarebbe passata.
L’amore è come una sbornia, non puoi importi di rinsavire o star meglio, devi solo aspettare che il tempo la faccia passare e non è mai in fretta e senza effetti collaterali. Se l’amore causasse solo mal di testa e mal di stomaco, saremmo tutti più sani e coraggiosi. Gli effetti collaterali, invece, sono devastanti: più simili ad un terremoto interiore che scuote e distrugge tutto ciò che con pazienza e calma hai costruito dentro te. Impieghi una vita a metter radici nella tua personalità per scoprire che basta un amoruccio da quattro saldi a far saltare le radici e le cime più alte. Che schifo!
No! – urlava a se stessa Alice –  Te lo dico io. Sei stato sempre così distratto, egocentrico, concentrato su te stesso e la tua vita che mi hai trattata come la ciliegina sulla torta della tua vita imbastita. Poi la ciliegina si è mostrata per la mela avvelenata di conoscenza e tu non hai più potuto mordermi. Ti piaceva, ricordi?!
Mi mordevi le fossette e scansavamo i fossi degli errori che stavamo commettendo.
Ti lascio andare e smetterò di prenderti perché solo così potrò prendermi qualcosa di buono dalla vita, e la vita non è quello che ostenti, non nel tuo caso. O forse si?!
Allora smetto di spiegare e ti scrivo ma senza farti leggere; tu non sai leggere!
Così mi allontano come una barchetta alla deriva di cui tu eri l’ancora arrugginita; a toccarti rischio l’infezione al cuore e i miei anticorpi, per quanto forti, non sono anti a tutti i corpi, non al tuo almeno che ora si insidia nelle fossette. Giù le mani dal piacere che ormai non ci può fare più piacere, perché a me così non piace e se tu lo vuoi, per me è violenza sentimentale…

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