10. Sesso.

Alice stava affrontando i suoi demoni e le radici erano troppo lontane per seguirle così in fretta. Joshua era stanco e non poteva permettersi distrazioni dalla sua vita. Entrambi piangevano in silenzio la fine di una battaglia in cui Alice aveva combattuto i propri mostri ma l”unica vera vittima era stata Joshua.

Forse…

Trascorreva il tempo sulla vita di lei e tutto sembrava aver trovato la giusta collocazione: l’amore in fondo al cuore, il dolore ben in vista,  i sogni al primo posto, gli obiettivi, il lavoro e un nuovo – divertentissimo – gioco: il sesso.

Se non poteva avere l’uomo che amava allora nessuno avrebbe più avuto il suo amore e l’amore, lo avrebbe dato solo a se stessa. Collezionava conquiste che le davano l’ebbrezza della conquista, per un po si sentiva viva e poi moriva in un orgasmo. Non faceva l’amore, andava alla ricerca di un orgasmo e aveva imparato – dagli uomini – ad esser come loro ed era semplice, pensava… il suo cuore non guariva e lei lo metteva a tacere in superficie. L’anima urlava e lei non l’ascoltava. Non più.

Sarò come mi avete costretta a diventare.

Joshua, meno di un vecchio amore ma più di tanti altri amorucci, aveva contribuito a questa trasformazione e lei lo ringraziava telepaticamente per quella nuova “forza”?! Pensava che lo fosse, la sentiva; non era poi così difficile amare o non amare come un uomo!

Stai diventando femminista! Le diceva qualche amico pigro e svogliato che non aveva la forza di comprenderla ma Alice – onestamente – faceva il tifo per i maschi; erano più evoluti, sentivano meno, sopravvivevano comunque e, a dirla tutta, non avevano quella maledetta sensibilità di sentire le cose in anticipo. Le donne, invece, avevano troppi difetti per il suo fragile sentire: troppo istinto, troppe emozioni e sfumature, troppi ricordi; le menti che memorizzavano tutto erano destinate ad impazzire e lei – di certo – non voleva fare quella fine! Poi, in ultima analisi, le donne avevano un difetto congenito: il loro cuore era geneticamente predisposto a dare di più, ad amare di più, ad amare fino a spomparsi e non avere più sangue nelle vene.

Lei aveva amato fino a sfiancarsi; ora le interessava giocare.

Giocava ed il gioco era una corsa all’orgasmo; non le interessava donarsi, sentire, vivere il partner o fare esperienza; le interessava l’orgasmo. Una volta, un suo gioco, le aveva anche chiesto se avesse fretta, no, aveva risposto lei mentendo ma in realtà pensava già al bucato.

Dopo il traguardo c’era la sigaretta, subito dopo la doccia; doveva liberarsi subito dalle tracce del gioco. Non amava tenere quel gioco dentro casa; troppo intima come relazione e lo liquidava con bugie che andavano dallo studio alla palestra.

E’ divertente giocare, come allenarsi, lo faccio per il risultato.

Il risultato – però – non lo raggiungeva con l’orgasmo, ma col diventare, ad ogni gioco, un pò più forte.

Vi ho dato tutto – sembrava dire quel corpo che vibrava – ora me lo riprendo con gli interessi.

Non aveva tempo per le tenerezze ne spazio per gli abbracci. Giocava col fuoco e malediceva Joshua. Capì che le streghe cattive – tutte le streghe cattive della storia – altro non erano che stupide Alice che avevano amato troppo fino a spomparsi. Spompare non era un bel verbo ma diceva la verità sul suo cuore; spompato.

E Joshua?

Lui compiva la sua missione vivendo la sua vita perfetta e organizzata mentre Alice si disorganizzava il cuore. Sarebbe uscito di scena Joshua ma avrebbe sempre lasciato traccia.

 

 

 

 

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